L'invidia è costituzionalmente presente in ognuno di noi, è una delle caratteristiche psicobiologiche di base, è un sentimento che mina l'amore, la gratitudine.

La parola invidia etimologicamente deriva dal latino "in-videre", guardare male e lo sguardo maligno dell'invidioso è temuto.

L'invidioso si tormenta nel vedere che un altro ha ciò che egli vuole per sé, e l'emozione che nutre ha radici profonde e trova sempre qualcosa su cui concentrarsi.

La persona invidiata possiede tutto quello che si desidera, che si apprezza.

Chi è oggetto di invidia è investito di ammirazione; è l'inarrivabilità che trasforma l'ammirazione in odio : " non posso essere come te  e quindi ti odio". 

L'invidia è un sentimento di rancore, di ostilità per la felicità o le qualità altrui e spinge a fare del male a chi è più fortunato, chiunque può trovare qualcosa da invidiare a qualcuno.

L'invidioso svaluta le persone che ritiene migliori ed è capace di rivolgere la propria attenzione verso oggetti   o qualità che vede nell'invidiato, disprezzando, sminuendo e anche danneggiando.

Questo sentimento è molto comune e difficilmente si ammette di provarlo.

E' possibile vedere l'invidia degli altri, ma non la propria, è il più negato dei sentimenti.

A volte la si può provare anche verso chi si vuole bene,  come fratelli, amici, compagni di scuola o colleghi e serpeggia inoltre in molte branche del sociale.

Oltre agli attacchi distruttivi, è un sentimento che può, anche, innescare una spinta positiva diretta a raggiungere il livello dell'altro. L'invidia si sperimenta fin dalla nascita e, se è coniugata con sentimenti di gratitudine nell'aver attivato interessi e desideri, viene integrata nell'io e superata.

Un adulto sano può provare ammirazione senza invidia.


                                                                                                     

     marina zamparutti

                                                                                                           marina.zi@virgilio.it

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