La diagnosi di nevrosi nell’infanzia è resa complicata dalla labilità dei sintomi e dal non ancora raggiunto completo sviluppo.

La nevrosi infantile è causata da esperienze traumatiche inadeguate, rispetto alla struttura psichica del  bambino, che è incapace in quel momento, di contenerle e integrarle con uno sviluppo normale.

Alcune esperienze hanno una capacità intrinseca di traumatizzare il bambino, tra le più evidenti sono la perdita dei genitori, le malattie, gli stati abbandonici ecc.

Anche l’atteggiamento e il carattere della famiglia costituiscono importanti fattori eziologici per l’influenza costante che esercitano sul bambino.

Le difficoltà affettive riflettono i problemi d’adattamento caratteristici dell’età del bambino che li presenta.

I sintomi che si sviluppano nella prima infanzia, per ridurre la tensione, sono molto vari, vedi il dondolarsi, il succhiarsi il pollice, ecc.  

Succhiarsi continuamente il pollice, come ogni altro sintomo, può servire come soluzione parziale di un conflitto psichico non risolto; anche i disturbi del sonno della prima infanzia possono rappresentare un’espressione sintomatica di un conflitto psichico.

L’abitudine di rivolgere l’attenzione e l’energia psichica su di sé, quando ci si trova di fronte a difficili situazioni d’adattamento o a frustazioni, è fondamentale nel comportamento nevrotico di ogni età.

In linea generale i tics, la balbuzie, le fobie, l’enuresi e altro fanno parte della nevrosi infantile.

I tics sono un segno frequente di nevrosi che appare intorno ai sei anni; sono degli spasmi transitori di gruppi di muscoli che determinano ammiccamenti delle palpebre, smorfie della faccia o movimenti delle braccia.

La loro evoluzione è variabile, possono sparire definitivamente o, comparire e sparire a intermittenza o cambiare sede; potrebbero rappresentare, in modo parziale, un movimento difensivo, reattivo a un trauma.

I bambini con tics sono spesso ansiosi, inibiti, passivi, facilmente depressi e sono in percentuale maggiore tra i maschi; si deve naturalmente fare distinzione fra tics passeggeri, che possono scomparire in maniera definitiva, e tics cronici che al contrario sono un’affezione durevole.

La balbuzie è pure un sintomo di nevrosi, compare nel periodo di latenza ( sei, nove anni), spesso in bambini in cui la fluidità del linguaggio era normale, fino a quel momento.

La balbuzie è un’alterazione del linguaggio caratterizzata da ripetizioni o da blocchi di parole che comportano una rottura nel ritmo del discorso ed è più frequente nei maschi.

Tra i fattori eziologici si trova l’ereditarietà, le alterazioni neurologiche del linguaggio, i problemi psicologici su base di nevrosi.

Numerosi autori sono d’accordo nell’attribuire particolare importanza sia ai fattori costituzionali, sia all’ambiente, che giocano un ruolo fondamentale nella organizzazione delle nevrosi; ciò che caratterizza lo stato nevrotico è l’uso durevole dei meccanismi di difesa di cui il bambino dispone.

La nevrosi è un disturbo psichico i cui sintomi sono interpretati dalla psicoanalisi come espressione simbolica di un conflitto che ha le sue radici nella storia del soggetto e che costituisce un compromesso tra il desiderio e la difesa.

Le nevrosi fanno parte dell’evoluzione infantile; è importante determinare fino a che punto si strutturano, se in modo intermittente o persistente.

Purtroppo la maggior parte delle nevrosi, quando arrivano in consultazione, sono cronicizzate.

L’ ansia e i conflitti temporanei sono inevitabili nel corso dell’infanzia, ma il persistere di comportamenti inadeguati deve essere oggetto di

una attenta osservazione sia a livello familiare, che scolastico, che medico.

Essere più attenti ai comportamenti dei bambini costituisce già una prevenzione all’instaurarsi di sintomi che potrebbero altrimenti cronicizzarsi.




Marina Zamparutti

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