La consultazione tra l'adolescente e lo psicologo è un momento importante e delicato. Oggi c'è molta attenzione a questa fascia di età e i ragazzi più che in passato si rivolgono al clinico.
La figura dello psicologo non è più vista come lo strizzacervelli che fa paura, e gli stessi genitori chiedono aiuto.
Capita spesso che, in sede di consultazione, i ragazzi abbiano delle resistenze e protestino dicendo che sono i genitori ad aver bisogno dello psicologo e non loro. (Forse non sempre a torto).
Nella difficoltà a instaurare un dialogo con le figure parentali, o perchè non si sentono capiti, o per vergogna, o per paura, manifestano il desiderio di essere agevolati nel bisogno di comunicazione.
La presenza dello psicologo anche nelle scuole ha permesso una attenzione ai ragazzi e anche agli insegnanti, dando la possibilità così di venire a contatto con una conoscenza più adeguata rispetto alle problematicità che, con frequenza, si evidenziano a scuola nel rapporto con i compagni, con gli adulti.
A volte dietro a un comportamento socialmente inibito o aggressivo,si nasconde la sofferenza, soprattutto, se il disagio è profondo e se la tristezza ha un'origine infantile può essere più complicato il percorso da intraprendere.
Spesso comportamenti fortemente inadeguati o pericolosi a sè e agli altri esprimono una incapacità di sperimentare sentimenti positivi.
Le consultazioni sono richieste per vari motivi durante il percorso da intraprendere per raggiungere l'identità adulta.
Vari sono i cambiamenti, dal corpo che si trasforma, all'angoscia che accompagna l'abbandono del mondo dell'infanzia, con un ambivalenza tra il desiderio di indipendenza e la relativa paura. Tutto questo, talvolta, li fa regredire a un bisogno di dipendenza e di appartenenza che li spinge alla ricerca di un gruppo dove essere accolti non valutando le eventuali situazioni di rischio.
Ci si trova, così spesso, a dover trattare la devianza nelle varie sfaccettature. Da qui l'importanza della figura della psicologo come possibile collegamento tra i ragazzi, le famiglie, gli insegnanti e le strutture di aiuto più adeguate nei casi a rischio.
Marina Zamparutti