Lo specchio ha un potere magico, rappresenta la storia psichica di ognuno di noi.
Una riflessione su quanto diceva Luigi Pirandello in "Uno, nessuno, centomila", mentre ci si guarda allo specchio, fa pensare alle implicazioni psicologiche che esso rimanda.
La narrazione evidenzia come nello specchio si ricerchi l'immagine che ci è familiare e sfugga, invece, il fatto che non c'è coincidenza tra l'immagine che ciascuno ha di sé e quella con cui gli altri ci vedono.
Sostanzialmente davanti allo specchio ci si mette in posa per vederci come vorremmo, non come veramente siamo.
Lo specchio vero ha significato sul suo senso figurativo, ma non tutti gli specchi riflettono allo stesso modo, alcuni deformano l'immagine, assottigliano o ingrandiscono, in alcuni casi la posizione delle luci può mascherare i difetti del viso e non sempre ci vediamo come ci sentiamo.
Numerosi sono i riferimenti storico-artistici, psicoanalitici in relazione al tema dello specchio.
Nell' orientamento psicoanalitico è riconosciuta l'importanza del cosiddetto "stadio dello specchio"; in questa fase, tra il sesto e il diciottesimo mese avviene per il bambino la prima identificazione con la propria immagine, immagine che non è statica, ma in un continuo processo di strutturazione.
Inizialmente il bambino non vi riconosce la propria immagine ma la scambia per quella di un altro e ciò che vede lo considera come reale ( realismo speculare ) e non come un riflesso di sè.
Successivamente ne riconosce il carattere fittizio, e controlla la sparizione e la riapparizione della propria immagine.
Numerosi studiosi hanno considerato la funzione di specchio al volto della madre nei confronti del bambino; specchio simbolico, dove vede riflesso il suo sè.
Questa esperienza di rispecchiamento costituisce il nucleo del suo io sul quale crescerà e si svilupperà la sua personalità.
Lo specchio ha una funzione essenziale nella formazione della propria identità che inizia, come io corporeo.
Soffermandoci sul nostro rapporto con lo specchio nel quotidiano, ci guardiamo per ritrovarci, per "il piacere del ritrovamento del già noto", per ritrovare il volto di sempre, nella contraddizione tra l'immagine giovane e idealizzata di sè che ciascuno di noi conserva al suo interno; per dirsi che nonostante i mutamenti del tempo si è sostanzialmente gli stessi anche nel re-identificarsi nella nuova immagine di sè.
Concludendo, guardarsi allo specchio è la metafora rappresentativa di un percorso dove il tempo gioca il ruolo di primo piano nel passaggio dallo specchio mamma, all'accettarsi, riconoscere la propria identità e amarsi evitando ogni eccesso come nel mito di Narciso.
Marina Zamparutti