Vivendo in una realtà sociale non possiamo non tener conto delle regole morali,  sociali, giuridiche del paese in cui siamo. Il rifiuto di attenzione alle regole, della etica sociale, culturale diventa qualificativo di una condotta deviante; quindi possiamo definire la devianza quell’insieme di comportamenti che infrangono il complesso dei valori che in un dato momento storico e in un determinato contesto sociale risultano validi e fondanti in base alla cultura del gruppo sociale dominante.

Infatti la devianza si evidenzia sul piano della anormalità in riferimento alle  norme culturali e giuridiche, rispetto la società di appartenenza.

Durkheim, noto sociologo ha espresso come definizione della devianza quel comportamento che si allontana dalla media delle condotte, sottolineando la distinzione tra normale e patologico. Il significato normativo può essere di tipo legalitario o moralistico, entrambi riguardano la violazione di norme con la differenza del riferimento alla sanzione penale o morale a seconda che il codice violato sia quello penale o etico.  Nelle considerazioni generali per comprendere questo problema non si può non tener conto dei fattori sociali, dell’ambiente familiare, dell’organizzazione della personalità , della inadeguata interiorizzazione delle norme del sistema sociale. I valori sociali sono interiorizzati attraverso la socializzazione che inizia da bambino nel rapporto con la madre, la genesi del comportamento deviante è quindi individuale. Ci sono diversi tipi di devianza che sembrano determinati da diversi ruoli sociali, e questo spesso spinge a una visione materialistica della vita, a una spinta esasperata della realizzazione del sé. La maggior parte delle teorie psicodinamiche e sociologiche, evidenziano il fattore della socializzazione. I tassi di frequenza di questo comportamento in età giovanile, nelle sue varie manifestazioni si sono elevati in tutto il mondo con espressioni di condotte che vanno contro la norma, i valori, i principi della comunità sociale di appartenenza. E’ classico considerare che i riscontri  siano più frequenti tra i ragazzi che tra le ragazze, dove il maschile ha a che fare più spesso con la legge, con valenze trasgressive di gravità diverse che vanno dalle aggressioni fisiche, al furto, ad atti vandalici, alla disobbedienza alle bugie.  L’agito femminile si esprime più sulla seduzione, sulla esibizione si mantiene però in uguale misura con i maschi per la disobbedienza e le bugie. La genesi di questi comportamenti devianti rientra  nella complessità dei quadri familiare e sociale ma nessuno di questi sembra giocare il suo ruolo isolatamente, bensì una costellazione di cause è presente.  Fattori di prevenzione possono arrivare sia dalla famiglia che dalla scuola, fornendo modelli positivi e relazioni familiari soddisfacenti offrendo uno stile educativo che faciliti l’opportunità dell’affermazione, dell’autonomia, con una valorizzazione delle risorse personali, potenziando le abilità cognitive, e sociali. Infine non va tralasciato l’aspetto relazionale che possa favorire la condivisione di emozioni, la valorizzazione di risorse personali, l’osservanza delle regole.




Marina Zamparutti

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