Mentre nell’infanzia psiche e soma erano un tutt’uno, nell’adolescenza la mente comincia a pensare al corpo, come a una parte di sé dotata di autonomia; con il tempo però con una migliore conoscenza di sé, questa dicotomia verrà superata. La prima adolescenza, che comprende l’età tra gli undici anni e mezzo e i quattordici anni è un periodo di grande riadattamento corporeo, di goffaggine di sentimenti nuovi non provati. E’ un periodo di crescita e allo stesso tempo di confusione, possono avvenire sperimenti di droghe, alcol, sesso, atti antisociali. Gli effetti di questo periodo per il successivo sviluppo possono essere importanti per quei tratti del carattere che diventano parti stabilizzanti della personalità.
A volte esperienze traumatiche possono lasciare sentimenti di depressione di inadeguatezza e, un’auto rappresentazione negativa sorta nella prima adolescenza spesso colorata da fantasie può portare a conflitti psicologici spesso legati anche al proprio corpo, dove i cambiamenti corporei possono creare difficoltà, non avendo ancora chiara la capacità del pensiero astratto. I nuovi scenari familiari e sociali con cui i ragazzi oggi si confrontano e si trovano a crescere, hanno
modificato anche le forme con cui esprimono il disagio in quanto sono intrecciate alle modificazioni della società e in particolare della famiglia, dellacoppiaparentale.I conflitti dell’adolescenza sono una riedizione del passato, e ritornano a galla nella ricerca della propria identità, in una ricerca della propria sicurezza di base, che dia stabilità. I disturbi più frequenti, sono quelli centrati su se stessi, sul proprio sé.
In un periodo in cui prevale illinguaggiodell’immagine e dell’apparire, diventa tutto piùdifficile,soprattutto nell’esprimere le proprie emozioni e i propri sentimenti per cui troviamo la tendenza a dare una dimensione corporea al proprio malessere. Lo si vede nelle forme di dipendenza dal cibo, nell’anoressia nell’abuso di alcol, di sostanze tossiche. L’anoressia è un malessere più femminile, legato all’immagine di sé, alla sessualità, alla negazione della propria femminilità.
Il senso di incertezza, di inquietudine, a volte di angoscia, che pervade la vita dell’adolescente, ha origini nel passato ma anche nel presente quando aumenta il desiderio di crescere che comporta inevitabilmente anche la paura. Una nota psicoanalista sostiene che: “se tutto si prepara
nell’infanzia, tutto si gioca nell’adolescenza” Il percorso di crescita risulterà quindi più faticoso per chi non ha avuto solide basi.
I genitori si interrogano spesso se hanno fatto degli errori in passato e spesso i ragazzi tendono a colpevolizzare, in realtà è sulle difficoltà del presente che tendono ad essere accusatori, se soffrono, se sono tristi... I ragazzi di oggi sono figli della civiltà dell’immagine, del consumo, del linguaggio visivo, dei miti , della competizione, del successi, del culto del corpo, sono il frutto di questa società, che premia chi appare, chi è sicuro di sé.
Chi si crede fuori posto, chi non ha l’energia per affrontare il mondo, si avvicina alle droghe, alle pastiglie da discoteca credendo di poter superare il timore di non farcela. I ragazzi pensano che l’utilizzo di sostanze stupefacenti non sia pericoloso e le prendono perché provocano euforia, resistenza e danno l’impressione di essere socievoli. L’attenzione va rivolta alla famiglia, alla coppia parentale, perché non ci sia un ritiro di fronte a queste difficoltà.
marina zamparutti
marina.zi@virgilio.it