Spesso si parla di adolescenza in modo globale, in realtà in questo periodo ogni fase riveste particolare importanza da un punto di vista dello sviluppo, in quanto esperienze psicologiche si combinano con forze biologiche.
La prima adolescenza (11-14 anni circa), fase della pubertà caratterizzata da modificazioni morfologiche ossia da modificazioni corporee, si misura con la goffaggine, con la maturità sessuale, con i foruncoli, con sentimenti nuovi e intensi, c’è confusione, ricerca della propria identità.
Sentirsi diversi, a volte sgradevoli, domandarsi guardandosi allo specchio se si è sempre gli stessi, sono emozioni e sentimenti che è frequente provare nel fare propria la nuova immagine corporea, nel fare i conti con questo corpo che cessa di essere familiare per divenire estraneo.
In questo periodo, infatti, l’immagine corporea a causa dei cambiamenti fisiologici, si modifica così rapidamente da richiedere continui adattamenti nella ricerca di una nuova identità personale.
Si possono sperimentare droghe, alcool, atti antisociali.
Nel lavoro clinico con gli adulti, e nella fase della tarda adolescenza si riscontra come gli effetti di questo periodo abbiano una significanza sulla formazione del carattere e sulla rappresentazione del proprio sè.
Spesso questa influenza rimane nascosta dietro sentimenti di depressione e di inadeguatezza e può durare in una auto rappresentazione negativa.
La qualità del super-io che si sviluppa nella prima adolescenza può diventare un aspetto permanente della personalità e dare forma al carattere della persona.
Il periodo successivo che intercorre dai 14 ai 16 anni circa segna nell’adolescente l’importante passaggio di transizione dalla famiglia, dove il familiare rischia di perdere il suo carattere conosciuto e protettivo, con tutti i significati psicologici che comporta, con il desiderio della propria autonomia, con la necessaria modificazione delle relazioni con i genitori, allentandone i legami nella ricerca di relazione con i coetanei.
E’ fisiologico il formarsi del gruppo con i pari, e la propria immagine può essere molto di più in funzione delle aspettative degli altri con il compito di dare prova di sé.
L’adolescenza non è immediatamente sovrapponibile alla fase della pubertà che è un fenomeno biologico, ma è legata alla realtà culturale in cui è inserita.
Si deve inoltre anche tener conto dei fattori psicologici, dello sviluppo dei processi cognitivi e i nuovi scambi sociali che essi permettono.
In questo periodo le maggiori abilità cognitive portano a più libertà nei confronti della famiglia e a una significativa esposizione alla realtà esterna, alla ricerca di nuove esperienze.
L’adolescente è piuttosto vulnerabile a esperienze emotive intense come ad esempio l’aggressività che può portare a una difficoltà di crescita emozionale e creare quindi anche delle difficoltà nella espressione delle emozioni nel periodo successivo, che è una fase importante della vita.
Esperienze traumatiche in questi anni possono lasciare paure inconsce di diventare adulti.
Per alcuni l’adolescenza rimane un punto mitico della propria vita, come il ricordo di intensi sentimenti che riguardano sia l’aspetto intellettuale che sportivo, sia quello relazionale, affettivo.
Non per tutti l’adolescenza è eccessivamente problematica, e sia i cambiamenti corporei che gli inevitabili conflitti psicologici vengono superati senza eccessiva difficoltà.
Oggi si vive in una problematicità nuova rispetto all’adolescente di un tempo, molti infatti prolungano il periodo degli studi e quindi la dipendenza dalla famiglia.
Questa dipendenza si prolunga anche per la difficoltà dell’inserimento lavorativo per cui non è facile stabilire il momento in cui si possa dire conclusa l’adolescenza.
Marina Zamparutti