“L’ autostima è la considerazione che un individuo ha di sé stesso”.
Una buona o cattiva autostima favorisce successi o fallimenti e influenza il benessere psicologico della persona. Chi ha scarsa fiducia in sé stesso, fonda la propria autostima sulla approvazione e la rassicurazione da parte degli altri.
Come è noto la vita relazionale incomincia con la diade madre bambino e quindi una relazione materna insufficiente condizionerà la percezione del sé trasmettendo il disagio di una insufficiente autostima oppure la madre valorizzante incrementerà positivamente la stima di sé.
C’è una stretta interazione tra autostima e rapporti sociali, in una qualche misura si ha bisogno di conferme, di considerazione per sostenersi e regolare l’autostima:
diventa importante come gli altri ci vedono, ci apprezzano, ci giudicano, ma non si può averne sempre bisogno.
Le persone che hanno sempre bisogno di incoraggiamento esterno diventano dipendenti dagli altri e si lasciano gestire anziché decidere autonomamente.
La fragilità dell’autostima la si trova negli stati depressivi in cui l’individuo si vive incapace e si svaluta.
L’autostima può oscillare ed esprimersi in sopravvalutazione o sottovalutazione per una sbagliata considerazione che si ha verso sé stessi. L’autostima può collocarsi nella distanza che intercorre tra il sé reale e il sé ideale, quindi la dinamica sottostante ha a che fare con il proprio sé.
Con il termine sé si intende “ l’intera persona nella sua realtà includendo il suo corpo e l’organizzazione psichica”. Il senso del proprio sé nasce nella prima infanzia con l’introiezione di modalità relazionali precoci, e i relativi meccanismi di difesa in rapporto all’ambiente. Nel corso della vita avvengono fasi di riorganizzazione del sé in risposta a ambienti diversi, attraverso l’esperienza diretta di sensazioni, emozioni, pensieri.
Contare, essere stimati, è un bisogno umano, ma l’importanza sta negli indicatori di valore che l’individuo si attribuisce.
Le persone a seconda della autostima alta o bassa hanno un atteggiamento che si differenzia rispetto ai problemi, agli insuccessi, alle richieste della vita, e in particolare danno importanza diversa al confronto sociale.
Spesso le persone preferiscono interagire con chi condivide l’opinione che loro hanno di sé stessi sia in negativo che in positivo perché in tal modo ritrovano parti del sé proiettate nell’altro.
Le strategie di difesa che si mettono in atto per mantenere o raggiungere una sufficiente autostima devono colludere con il sé reale il che non significa non rispettare il desiderio di raggiungere il sé ideale, purché la distanza non sia eccessiva come detto tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere.
Le aspirazioni e i desideri quindi dovrebbero essere conformi al principio di realtà, onde evitare ripercussioni troppo negative da sconfinare nella nevrosi o nella depressione.
Marina Zamparutti